Tuesday, May 12, 2009

Commento al gruppo "Ammazzare chi ti entra in casa non è un reato, è un diritto" e a gruppi simili che proliferano su Facebook

Premesso che la difesa personale è un diritto, credo che la maggior parte di noi non sia pronto (non avendo avuto un addestramento militare o di difesa di altro tipo) a reagire con violenza a un atto di offesa inatteso. Prima di tutto, spesso non si è pronti a livello psicologico. Detto questo, può succedere. Credo che la maggior parte di noi reagisca nel tentativo di difendersi senza alcuna intenzione di uccidere un altro essere umano, per quanto questo stia compiendo un atto di aggressione a noi personalmente o ai nostri beni. Per questo, non condivido l'assunto di questo gruppo come quello di altri gruppi simili. Perché, secondo me, nessuno si augura di uccidere qualcuno a priori e perciò, questo gruppo, non ha niente a che vedere con il drammatico atto che una persona aggredita è costretta a compiere. Inoltre, vorrei ricordare che non siamo nel Far West. A mio avviso, il fatto che la gente si rivolga sempre più spesso (almeno sul piano teorico) a soluzioni simili è indice di una fondamentale sfiducia nello Stato (e le istituzioni dovrebbero sentire il peso di questo fallimento perché ne sono esse stesse responsabili), ma anche di un estraniamento del cittadino dal meccanismo di partecipazione alle cause comuni. Ovvero: non sono contento di una data situazione e faccio qualcosa per cambiarla a livello istituzionale. Il fatto è che è troppo comodo farsi i fatti propri e poi lamentarsi di come vanno le cose e pensare di farsi giustizia in privato. Molto più difficile è comprendere che le situazioni cambiano e mantenere il giusto equilibrio nel giudicarle, dare pene più severe - se necessario - ma da uscire dopo pochi mesi alla sedia elettrica, di sfumature ce ne sono un milione. Perché il problema di questi gruppi è che dato che considerano "ammazzare chi mi aggredisce un diritto" senza pensare e nemmeno minimamente immaginare che cosa significhi per l'aggredito il dramma che sta vivendo lo vogliono già ammazzare questo ipotetico aggressore. E se non lo ammazzano loro, sperano - in fondo - che lo possa fare lo Stato per loro. E forse dovremmo anche dire che si sentono anche un po' aggrediti anche senza che questa persona entri in casa loro. Magari, basta che metta piede nelle acque dei loro mari. O nel loro Paese. O nella loro città. E per aggressione, magari basta che parli una lingua che non comprendono o che si sentano osservati in un modo che a loro non va. E quindi, magari, potremmo già anche sparare, già prima che ci entri in casa questo aggressore, perché che cacchio! devo aspettare che entriincasamiamiviolentilafigliamirubilamacchina per sparare? No, forse è meglio ammazzarlo addirittura prima, questo benedetto aggressore. Perché, in fondo, so già che lo diventerà, quindi prevenire non è forse meglio che curare?

P.S. A possibili commenti del tipo: "ti ci devi trovare, se succede a tua sorella, tua nonna, tuo padre e così via" vorrei preventivamente rispondere: sì, grazie al cielo non è successo, e spero che non succeda mai. Il fatto è che non credo sia possibile organizzare/riformare un Paese in modo equilibrato e corretto sull'onda del terrore o di qualche altra facile emozione che in genere si abbina a dosi massicce di adrenalina e ragionamento pari allo zero. Sarebbe un po' come pianificare l'evacuazione in stato di emergenza di un aereo mentre già sta cadendo...

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